Degusti: Frutti coltivi e selvatici, Pesca, Nettarina e Albicocca di Romagna, Marrone di Casola Valsenio e Frutti dimenticati
Home Eventi Degusti in calendario
nei Ristoranti
Ristoranti Associazione Consigli Magazine


 Curiosità

- Cena Medioevale

 Prodotti Tipici

- Vini e Vitigni
- Carni Pregiate
- L'Olio
- Formaggi
- Sapori inconsueti
- Frutti coltivi e selvatici
- Pasta fatta in casa e piadina
- Dolci

 Ricette

- Antipasti
- Primi piatti
- Secondi piatti
- Dolci / Liquori


Frutti coltivi e selvatici

Marrone di Casola VAlsenio Questa parte di Romagna appare come un giardino di frutti: da quelli che maturano sugli ordinati filari che disegnano piane e colline, a quelli che crescono sui rami dei boschi appenninici. Alcuni di questi hanno guadagnato una visibilità nazionale come la Pesca di Romagna e la Nettarina che, per la qualità e intensità del loro aroma, sono state riconosciute della certificazione europea di Indicazione Geografica Protetta (IGP). L'Albicocca di Romagna, complice una felice combinazione di clima e terreno, presenta le migliori caratteristiche organolettiche ed è un bell'esempio di coltura sviluppata sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Oltre che fresca, la sua polpa viene abitualmente gustata anche secca, sciroppata e trasformata in gelatina, marmellata o succhi di frutta. Esempio principe di frutto boschivo è il marrone. In particolare, il Marrone di Casola Valsenio (in corso il riconoscimeto IGP), con il suo gusto decisamente dolce, che figura tra le specie notevoli del territorio regionale. Non ammette di essere confuso con la castagna che è di taglia più piccola, forma variabile, colore più scuro e dal sapore talora astringente. Marroni e castagne sono gli ingredienti per preparare piatti tradizionali montani come ravioli dolci, polenta, torta di marroni, tortellacci e zuppa. Frutti dimenticatiPossono essere essiccati e macinati in farina o consumati semplicemente, bolliti o arrostiti nella classica padella forata, insieme ad un bicchiere di vin brulé. Una menzione a parte meritano quelli che si tende a catalogare sotto la definizione di Frutti dimenticati, dal nome evocativo attribuito da Tonino Guerra, ai quali Casola Valsenio dedica annualmente un'originale sagra. Si tratta prevalentemente di frutti autunnali che sino a mezzo secolo fa facevano parte integrante della dieta tradizionale contadina ed oggi si trovano per lo più spontanei o coltivati con passione da pochi veri amanti delle tradizioni. Gusti ormai lontani che per alcuni hanno il sapore dell'infanzia: aciduli nel caso di corbezzoli, corniole, melagrane o dolci per giuggiole, nespole e azzeruole. Altri ancora: mele e pere cotogne, mele della rosa, mele rugginose, sorbe, pere volpine e volpone (Brisighella celebra queste ultime nel corso di una delle quattro sagre novembrine) si possono considerare varianti particolari (veri "cugini di campagna") dei frutti sempre più industriali che compaiono ogni giorno sulla nostra tavola.

© Degusti 2007 - Credits Mappa del sito | Link | Contatti